Uccello impagliato




Testa mummificata di un principino egiziano




Esempi di gasteropodi




Caimano imbalsamato




Celenterati su supporto ligneo




Condor imbalsamato




Scimpanzé imbalsamato




Veduta sezione di zoologia

Ritratto di Padre Alberto Barberis

Il museo di storia naturale

Il museo di storia naturale, nella sua vita di oltre 170 anni, ha avuto un notevole sviluppo, come documentano le varie collezioni di interesse scientifico ivi raccolte. La costituzione originaria di questo museo è dovuta principalmente al materiale scientifico donato dal padre Zaccaria da Piacenza O.F.M. (1722-1814), botanico e naturalista di gran fama.

Questo studioso, accolto in Collegio come professore onorario di storia naturale, dopo la chiusura del Convento di S. Maria in Campagna in epoca napoleonica, lasciò in eredità, nel 1810, la sua collezione naturalistica, i suoi erbari secchi e dipinti, i suoi strumenti e la relativa biblioteca specializzata.

Lo sviluppo sistematico del museo si nota dal 1871 ed è dovuto all’inserimento, nel piano organico degli studi in Collegio, di un regolare corso di storia naturale, affidato al professor Alberto Barberis (1847-1896), cui si deve il primo ordinamento delle raccolte e la loro disposizione in un unico ambiente.
Per interessamento di questo direttore, furono acquistate nel 1881 le collezioni raccolte e studiate dal piacentino prof. Alberto Bracciforti. La collezione dei molluschi è la più ricca con circa 700 esemplari, ripartita in molluschi terrestri, d’acqua dolce e marini, in cui figurano numerose specie rare.
Tutta la collezione è esposta mantenendo l’ordinamento e la classificazione data dallo stesso Bracciforti. Un’altra collezione minore del Bracciforti è quella dei crostacei che annovera alcune decine di esemplari, con diversi tipi in esposizione tra cui vistosi gamberi e granchi.

Le altre collezioni del Bracciforti riguardano poriferi (spugne), celenterati (coralli; madrepore, meduse, ecc.) ed echinodermi (stelle, gigli, ricci di mare, ofiure, ecc.). A questo notevolissimo materiale si aggiunsero nel 1926 altre raccolte d’invertebrati provenienti dall’Istituto di Zoologia dell’Università di Pisa. Appartengono ai seguenti tipi: poriferi, celenterati, platodi, vermi, nematodi, anellidi, echinodermi, tunicati, leptocardi e molluschi. Tali collezioni sono tutte visibili nel museo con la classificazione indicata dall’Istituto di Zoologia dell’Università di Pisa.

Nell’esposizione dei vari gruppi d’invertebrati si procede dai più semplici, collocati nelle vetrine a sinistra, ai più complessi, per arrivare ordinatamente alle collezioni dei vertebrati relative ad animali viventi italiani ed esotici: pesci, rettili, anfibi, uccelli e mammiferi.

Nel settore dei vertebrati la collezione principale è quella ornitologica, che comprende . diversi tipi e molte specie rare (circa 900 esemplari esposti), incluso il materiale ornitologico raccolto dall’ing. Alberto Inzani, durante una missione militare nel Sud America dal 1922 al 1925. Collezioni di minore importanza riguardano uova e nidi. Costituiscono infine materiale del museo teschi e plastici per l’insegnamento dell’anatomia comparata, secondo i programmi dei licei.

L’incremento continuo del museo è dovuto ad acquisti e a doni di ex-alunni, talvolta di grande entità e valore come la testa mummificata di un principino faraonico donata dal cardinale Silvio Oddi, un poderoso condor donato dal cardinale Opilio Rossi e un bellissimo esemplare di caimano mandato dal Venezuela da mons. Luigi Ghidoni.

Dato il continuo incremento delle raccolte, furono allestite nel 1926 due sale ex novo, esponendo in una il materiale di zoologia e trasportando nell’altra le raccolte che appartengono alla mineralogia, petrografia e paleontologia, riunendo così in un unico ambiente minerali, rocce e fossili.

Per la preziosità delle sue collezioni il museo di storia naturale del Collegio è continuamente visitato dalle scuole di ogni grado e prosegue in quella sua attività didattica-educativa per la diffusione della cultura fin dalle origini vanto del Collegio.