La sfera armillare




Museo degli strumenti scientifici




Globo terrestre




Globo celeste




Cannocchiale dei passaggi




Macchina elettrostatica tipo Ramsden




Modello di macchina a vapore




Inclinometro


Aula di fisica

Il gabinetto di fisica

e gli strumenti scientifici

Già nel primo inventario redatto il 25 gennaio 1755, dopo la morte del cardinale Alberoni, si riscontra la presenza di un piccolo nucleo di strumenti di fisica consistenti in "una macchina elettrica una macchina pneumatica” con l’aggiunta di “due globi, di cui uno terrestre e l’altro celeste".

Questo piccolo elenco segna in pratica l’inizio del gabinetto di fisica, destinato ad avere un notevole sviluppo, come si rileva già nel secondo inventario del 1850, che presenta una ricca dotazione di apparecchi. Sono strumenti didattici collocati in appositi scaffali e distribuiti in ben quattro locali, ricavati nell’originale "Belvedere" del Collegio.
L’attrezzatura scientifica mostra inoltre con quanta serietà si impostava l’insegnamento della fisica, nella sua parte teorica e sperimentale e già nei primi tesari accademici del 1757 e 1760 si descrivono alcuni esperimenti sull’origine dei colori e quelli frankliniani sull’elettricità (tra le apparecchiature conservate meritano una menzione due complete macchine elettrostatiche). Due professori si occupavano della formazione scientifica degli studenti: il maestro e lettore di filosofia per la parte teorica e un collaboratore o assistente per la parte sperimentale.

A questa impostazione dell’insegnamento si deve l’intero sviluppo del corredo dell’apparecchiatura didattica. All’aggiornamento della strumentazione scientifica provvedevano direttamente i professori incaricati con una dotazione graduale e continuativa fino al 1966. Da quell’anno, con l’istituzione del biennio di filosofia, le materie scientifiche non rientravano più nell’insegnamento ordinario, perché i candidati all’esame di ammissione al Collegio dovevano già avere ultimato il liceo classico o scuole equivalenti.

Gli strumenti più antichi di elettrologia, meccanica e termologia risalgono ai primi professori, fondatori del gabinetto di fisica; e precisamente a Francesco Grassi  (1715-1773) filosofo, fisico e teologo, ed al suo assistente Giovanni Cravosio (1725-1776), che nel 1768 passò all’insegnamento della fisica nell’Università di Parma. Grazie a quello spirito di conservazione proprio del Collegio, molti apparecchi antichi sono ancora visibili nell’aula di fisica e nell’annesso Museo della strumentazione scientifica e costituiscono dei cimeli preziosi per l’evoluzione strumentale didattica.

Nella storia del gabinetto di fisica, non si può dimenticare il prof. cav. Giovanni Manzi (1831-1912) per cinquanta anni insegnante di fisica e matematica. A lui si devono sia la costruzione, nel 1870, di un nuovo ambiente come gabinetto di fisica, sia il coordinamento ed arricchimento della scuola di fisica, con strumenti non solo adatti all’insegnamento ma anche di grande utilità per osservazioni e ricerche scientifiche, quali i costosissimi apparecchi costruiti da Elliott London per misure relative al magnetismo terrestre consistente di magnetometro, declinometro ed inclinometro.
P. Denza in una lettera al Manzi affermava: “Con questi strumenti per le determinazioni magnetiche, l’Osservatorio Alberoni va a divenire uno dei migliori del Paese rendendosi per tal modo benemerito per tutto il Paese”. Per capire la portata di tale affermazione, bisogna tener presente che le determinazioni magnetiche, già fatte da due gesuiti per l’Inghilterra, il Belgio e la Francia fino a Marsiglia, non erano ancora state eseguite in Italia. Il prof. Manzi, dopo P. Secchi, fu il primo che acquistò, nel 1876, questi apparecchi usandoli in collaborazione col Denza nei rilievi magnetici. L’orientamento alla ricerca nell’insegnamento della fisica è anche documentato da altri lavori, come le misure di elettricità atmosferica e gli studi sulle correnti elettrotelluriche.

La ricerca era frutto di un serio programma d’insegnamento della matematica, curato già anche dai primi professori, come si rileva infatti dai tesari in cui gli studenti affrontavano il calcolo differenziale ed integrale, lo studio delle serie, delle sezioni coniche, strumenti matematici indispensabili per uno studio profondo della realtà fisica.